CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Reggio Emilia

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Che razza di piazza Domenica 5 Giugno 2016

Csi e integrazione con... “Che razza di Piazza”

Non sono solo rifugiati o profughi, ma persone. E’ questo il messaggio che il Centro Sportivo di Reggio Emilia ha voluto lanciare in occasione della Fiera di San Quirino di Correggio. Il progetto, ideato da Alessandro Munarini, vice presidente provinciale del Csi, realizzato in collaborazione con il Comune di Correggio, le Cooperative sociali Ovile, Dimora di Abramo e Ceis, in collaborazione con l’Oratorio di San Quirino, era finalizzato all’integrazione nel contesto sociale correggese di ragazzi extracomunitari, in particolare rifugiati e profughi, ospitati nei centri di accoglienza delle suddette cooperative. Sabato, il Csi era presente nel cuore del paese, sul sagrato della Chiesa di San Quirino, dove è stato allestito uno stand che ha presentato materiale "hand made” (fatto a mano dalle signore straniere ndr) e una mostra fotografica a tema, allo scopo di sensibilizzare la popolazione correggese sul tema dell’accoglienza e dell’integrazione in vista dell’evento del giorno dopo. Domenica pomeriggio, infatti, è stato organizzato un mini torneo di calcio all’interno dell’oratorio di San Quirino, tra bambini e adulti, un torneo a squadre miste con la prima formazione formata da ragazzi profughi con alcuni membri dell'Amministrazione comunale, che hanno sfidato altri ragazzi profughi che hanno giocato con studenti e allenatori delle società sportive che hanno aderito all’iniziativa, ossia Virtus Correggio, Correggese e Virtus Mandrio. La giornata è stata allietata dalle performance di Dario Rossi, che ha presentato l’evento e dal clown Stefano Davoli che ha divertito  grandi e piccini. Al termine dell’iniziativa sono state consegnate coppe e medaglie per tutti, dando appuntamento al prossimo “Che razza di piazza” in un altro paese della Bassa reggiana dove si sta verificando più che in altre parti il fenomeno dell’accoglienza.
“Oltre all’alloggio e al nutrimento, che sono necessità primarie preponderanti in una prima fase dell’accoglienza di queste persone - ha spiegato il vice presidente vicario del Csi Alessandro Munarini - ci sono altre aspetti ai quali nessuno pensa, ossia l’integrazione di queste persone nel contesto sociale in cui sono ospitate. Una buona integrazione, infatti, rende anche più agevole il sostegno umanitario, così come una buona accoglienza permette di abbattere i muri della diffidenza, da ambo le parti, visto che noi stessi non ci fidiamo più del nostro vicino, figuriamoci dello "straniero”. La nostra società, tra l’altro, sarà  sempre più multietnica ecco perché riteniamo di fondamentale importanza il lavoro sull’integrazione. E lo sport è forse il miglior veicolo per raggiungere tale obiettivo, come ci confermano i nostri ragazzi, che in squadra con loro hanno persone provenienti da ogni parte del mondo nei confronti delle quali non hanno alcuna difficoltà a livello di rapporti interpersonali. Così accade nelle scuole. Il problema del cambiamento e dell’integrazione riguarda soprattutto gli adulti: ecco perché è importante integrare i profughi e i rifugiati nei contesti in cui vivono. Colgo l’occasione - conclude Munarini - per ringraziare tutti coloro che hanno aderito all’iniziativa, a partire dal Comune di Correggio per l’ospitalità, le Cooperative sociali l’Ovile, Ceis e Dimora di Abramo per la collaborazione attiva e la partecipazione nella stesura del progetto, oltre alle tre società di calcio e a Damiano Iotti dell’oratorio di San Quirino, che è stato fondamentale nella realizzazione del progetto”.

“L’iniziativa ha raggiunto l'obiettivo di far conoscere i ragazzi ospitati dalle varie cooperative sul territorio
correggese - ha spiegato Alex Bellorio della Cooperativa Ovile - Il giocare assieme, il chiamare i cambi, il darsi "il cinque" su una buona azione o su un gol, sono stati piccoli gesti che hanno sottolineato lo stare assieme in modo fraterno, molto slegato dal colore della pelle o dalla religione. I ragazzi hanno partecipato tutti con passione, lamentandosi per un fallo laterale concesso all’una o all’altra squadra, a testimonianza del fatto che ci tenevano davvero”.

Ufficio Stampa CSI

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