CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Reggio Emilia

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‘Genitori a bordo campo - Quando fare il tifo è qualcosa di più’

L’incontro di ieri sera organizzato dal Progetto Aurora, rivolto principalmente a genitori 'agitati'

Non è raro, specialmente nello sport dilettantistico, assistere a un tifo un po’ troppo fomentato da parte dei genitori per i loro figli. Sicuramente mosso da sentimenti sinceri, ma quanto questo atteggiamento rischia di avere delle ricadute negative sul giovane atleta, o su tutto il piccolo ecosistema della squadra? ‘Genitori a bordo campo - Quando fare il tifo è qualcosa di più’: questo il titolo, esplicativo, dell’incontro organizzato ieri sera, lunedì 11 novembre alle 21, nella sala parrocchiale di San Prospero Strinati (via Samoggia 50). L’incontro aperto al pubblico e gratuito era rivolto principalmente a genitori ed educatori/allenatori, con la partecipazione dello psicologo Corrado Zoppi, membro dell’area formazione CSI Reggio. La serata è stata presentata dal presidente della società sportiva Progetto Aurora, Ezio Siligardi. 

 

Presidente, perché avete scelto di organizzare questa serata?

«Perché sono convinto che la gestione più difficile in questi ultimi anni sia quella dei genitori, al momento è il tema che mi interessa di più e spero sia il primo di una serie di incontri. Abbiamo assistito ad alcuni episodi che ci hanno fatto pensare che fosse ora di insegnare qualcosa a loro, più che ai ragazzi». 

 

Del tipo?

«Sono tutti episodi diversi ma della stessa natura: o i genitori vogliono essere protagonisti insieme al figlio, o si montano la testa e il ragazzo per forza deve diventare un campione. Probabilmente nel tentativo di risolvere i loro problemi personali, non lo so. Onestamente nella mia esperienza di calciatore e padre di un calciatore non ricordo di essermi mai occupato di ciò che compete in realtà gli allenatori».

 

La situazione è peggiorata nel tempo?

«Un netto peggioramento. I genitori ci aggrediscono, letteralmente, senza capire che noi siamo tutti volontari, con 500 partite all’anno e 18 campionati da portare avanti». 

 

Cosa ne pensano gli allenatori?

«Loro hanno voglia di interessarsi delle cose tecniche, il discorso del: ‘Mio figlio gioca poco’ o ‘Perché non lo fa giocare di più?’ non sta nè in cielo nè in terra». 

 

In quanti hanno partecipato ieri?

«Quando l’avevamo organizzato anni fa c’era una ventina di persone e i genitori presenti erano quelli che, in realtà, già non davano problemi. Ieri invece eravamo circa settanta e qualcuno di quelli interessati c’erano. Sono sufficientemente soddisfatto». 

 

Che effetto ha questo sui giovani atleti, a volte giovanissimi?

«Qualche volta vanno in crisi, piangono, perché non sanno più chi ascoltare. I bimbi si confondono: l’ha detto uno stesso bimbo ieri sera e, come se non bastasse, il papà dopo gli ha risposto. Il dottor Zoppi ha calcato molto su questa cosa, anche amichevolmente e  raccontando degli aneddoti suoi personali. Spero che nel lungo termine queste cose servano, ma serviranno anche altri incontri. Il calcio è un gioco di squadra che si estende a bordo campo: tutti, compresi i genitori, devono collaborare».

 

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