CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Reggio Emilia

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BUONA PASQUA!

Don Carlo Pagliari ci offre il suo personale augurio



Carissimi amici!

 

    vi raggiungo volentieri, in questi giorni così particolari che siamo vivendo, per condividere con voi qualche parola e un augurio. 

    Sono giorni particolari, particolarissimi. Innanzitutto, ci viene da pensare, per l’emergenza del contagio da Covid-19: inattesa, sorprendente, spaventosa per certi versi. Ci ha trovati impreparati, ci ha spogliati delle nostre certezze, ci ha messi a nudo. A qualcuno ha strappato gli affetti più cari, nel modo più disumano. Ha messo in ginocchio un intero sistema sociale ed economico, nelle sue consuetudini. Per tutti noi c’è il grande interrogativo su che cosa ne sarà del mondo che uscirà da questa emergenza. 

    Ma sono giorni particolari, particolarissimi, perchè un credente ha in questo tempo la fonte e il culmine della propria fede: la Quaresima e il tempo di Pasqua. Il contagio cominciò da noi esattamente nella settimana del Mercoledì delle Ceneri. Poi abbiamo vissuto la prima quarantena nei 40 giorni quaresimali. Ora abbiamo la Settimana Santa, con i grandi giorni solenni e suggestivi del Triduo Santo. E poi avremo altri 50 giorni di Tempo Pasquale fino alla festa di Pentecoste, il 31 maggio, e fino al Corpus Domini il 14 giugno. Come avete intuito, pare che abbiamo la grazia di poter coprire tutto il tempo del contagio accompagnati, come credenti, da delle feste, dei riti e dei racconti che ci consegnano chiavi di lettura decisive e importanti, e ci possono far abitare questa situazione in tutt’altro modo.

    Insomma un credente ha la possibilità di vivere questa crisi in modo diverso. Alternativo. Perchè i racconti e le feste che ci stanno accompagnando ci dicono che una crisi (che nella sua etimologia ha sempre una connotazione positiva di opportunità e rinnovamento), un deserto, la fame e la sete, la consapevolezza concretissima della morte, un fallimento, una fatica sono situazioni che rivelano chi siamo, ci fanno capire che non siamo dei, ma uomini. Ci riconsegnano la grandissima opportunità di fare discernimento, o per fare un esame di coscienza, chiamando per nome ciò che sta nel nostro cuore e nel cuore della società che avevamo costruito: davvero voi volete tornare a tutto, proprio tutto quello che c’era prima del contagio? Davvero tu vuoi essere la stessa persona? O vuoi lo stesso sistema economico-sociale-culturale? 

    Una cosa che mi ha stupito è vedere come tanti credenti, anche, si sono fatti sorprendere da questa situazione. Non voglio sminuirla, o semplificare e ridurre il dolore e le incognite che ci sono. Ma la vita è questa: sopratutto la vita adulta. Come esattamente la nostra fede cristiana ci dice. In queste ore non stiamo, infatti, meditando la favola di un Dio romantico e coccolone, ma stiamo contemplando la passione-morte-risurrezione di Gesù: che è Signore proprio perchè sa stare da libero e vivente dentro esattamente a quelle situazioni che a noi uccidono e atterriscono. Il mistero pasquale che stiamo contemplando è storia vera di imprevisti, tradimenti e fedeltà, sangue, lacrime, sudore, gioia e paura, tenebra e luce. Reali, concretissime. Come la vita di tutti. Il cristianesimo (come la vita) è roba per adulti. E noi sportivi, in fondo, lo sappiamo bene: lo sappiamo bene che se da un allenamento esci senza carne greve, senza acido lattico, senza sudore, non ti sei allenato. La fatica e il sacrificio sono parte essenziale del divenire e del miglioramento nel gesto sportivo. E sono le vie maestre per la vittoria. Lo sport è pasquale nel suo divenire: è storia di morte e resurrezione. E la fatica non viene tolta, così come la morte. Solo chi sa guardare al traguardo, oltrepassa la morte e dona se stesso fino alla fine. 

    Allora come sportivi credenti, con questa consapevolezza vi chiedo di abitare questo tempo col Signore Gesù, Signore della vita: trovate forza e significato da questa crisi. E sopratutto nel “secondo tempo” di questa emergenza, quello della ricostruzione, noi cristiani saremo determinanti, con questa lucidità, carità e speranza che ci arrivano dalla nostra fede, nel poter contribuire a ricucire il tessuto sociale della nostra comunità umana. E noi del CSI lo possiamo e lo dobbiamo fare attraverso lo sport di base, lo sport per i piccoli, lo sport negli oratori, lo sport per tutti. Avendo il coraggio di mollare qualcosa (come prassi e interessi egoistici gestiti non benissimo), e può essere doloroso, ma fatelo senza paura, ripensando in modo creativo altre soluzioni. Spero con tutto il cuore che questo “secondo tempo” ci trovi persone nuove! Se abbiamo una possibilità di ripartire come società umana, facciamolo bene, mettendo al centro il dono di sé, la solidarietà, il Bene Comune e la Persona, come fondamento di qualcosa di nuovo.

    Siate uomini e donne di speranza, autentici discepoli di un Signore che fa sul serio. Anche nella gioia! E da qui ripartirà tutto! 

    A tutti voi e alle vostre famiglie, con la gratitudine per il bene che svolgete, scenda la benedizione di Dio Padre che, attraverso la Passione e la Resurrezione di Gesù, ci dona il suo Spirito per una vita nuova! 

    Buona Pasqua!

 

don Carlo Pagliari

assistente spirituale provinciale del CSI 

Comitato di Reggio Emilia


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