CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Reggio Emilia

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Solidarietà oltre confine: la Calerno Calcio in Bosnia

La società si è messa in viaggio per consegnare ai campi profughi bosniaci beni di prima necessità

Un gesto di solidarietà che supera le frontiere: è previsto per dopodomani, 14 marzo, il rientro di un gruppo di associati della Calerno Calcio, partito questo mercoledì alla volta dei campi profughi della Bosnia, per consegnare beni di prima necessità. «Alcuni dei nostri ragazzi sono devoti alla Madonna di Medjugorje – spiega il vice presidente della società calcistica reggiana, Diego Barbacini -. Negli anni hanno spesso fatto dei viaggi in Bosnia-Erzegovina e sono entrati in contatto con una associazione del posto, si chiama Marijine Ruke, che raccoglie generi alimentari e li distribuisce ai campi profughi». L’amico Antonino Cuomo, detto Nino, ha chiesto un aiuto alla Calerno Calcio «ed è così che siamo partiti».


«In dieci giorni – racconta il vicepresidente – abbiamo raccolto tutto, riempiendo non uno ma ben due furgoni. Questo è stato possibile grazie all’aiuto della associazione L’Aggregazione, che ho contattato io personalmente, ma c’è stata una grande partecipazione spontanea da parte di tutto il comune di Sant’Ilario, alcuni signori della parrocchia di Cadè ci hanno dato una gran mano a sistemare tutto negli spogliatoi. Abbiamo usato quegli spazi come magazzino, visto che al momento tutte le attività sportive sono ferme». A bordo dei due mezzi, presi a noleggio a spese della società, il gruppo è partito mercoledì ed è arrivato al punto di consegna nel pomeriggio di ieri, giovedì 11 marzo.

 

«Durante quest’ultimo anno, avendo dovuto mollare completamente lo sport, ci siamo impegnati in tante iniziative di volontariato – commenta infine Barbacini –. Non dico a tempo pieno, ma quasi». Durante il primo lockdown la società si è attivata nella consegna di generi alimentari ai bisognosi, o per fare la spesa su richiesta. Da lì hanno anche studiato l’idea della ‘spesa sospesa’. «Restavamo dalla mattina alla sera davanti al supermercato – spiega – chiedendo alla gente se fosse disponibile a comprare qualcosa in più, un pacco di pasta, un barattolo di sugo, quello che volevano, per poi lasciarlo a noi. Una volta raccolto tutto, abbiamo consegnato i beni alimentari ai servizi sociali».

 

A questi gesti di solidarietà si aggiungono i rimborsi spese ricevuti per il primo lockdown, pari a duemila euro, donati al Santa Maria Nuova; o ancora l’acquisto di un pc portatile per le elementari di Calerno e di un tablet per Villa Diamante, casa di riposo di Campegine. «Siamo gente – chiude – abituata a darsi da fare per la comunità, anche stavolta ci abbiamo tenuto a dare il nostro contributo».


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